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- L'incendio del cotonificio Amman - |
Dopo molti anni i Vigili del fuoco di Pordenone riprendono l'attività di vigilanza nel Teatro cittadino ricostruito ex-novo dopo l'abbattimento del vecchio stabile che da anni versava in uno stato d'abbandono. Scrivendo di spettacoli, non si può certo dimenticare che la sera 16 settembre 1896, mentre i pordenonesi affollavano il Teatro Sociale beandosi al suono delle note della Lucia di Lammermoor, a poche centinaia di metri di distanza un grandssimo incendio riduceva in cenere i magazzini del Cotonificio Amman. L'allarme fu dato, verso le 21.30, dal lugubre suono delle campane del Duomo di S. Marco e delle altre chiese cittadine; accorsero quindi i Civici Pompieri e con loro anche le squadre antincendio di tutti gli stabilimento cotonieri della zona. Gli uomini ingaggiarono una strenua lotta con quello che allora era definito "l'elemento distruggitore" riuscendo a fermare le fiamme ed a salvare i reparti di produzione. I danni furono notevoli, poiché il fuoco danneggiò un'area di quasi 3000 metri quadrati ed esigette il tributo di 6000 balle di cotone e 700 pezze di cotonina. "...fu vera fortuna aver fermato il fuoco, limitandolo ai magazzini dove prima si manifestò", scrisse La Patria del Friuli del 17 settembre 1896 lodando i pompieri e di tutti quei cittadini che con il loro coraggio contribuirono a salvare dal fuoco un opificio che dava lavoro a migliaia di pordenonesi. |
| Nella foto: Pordenone, anno 1889. La squadra antincendio del Cotonificio Amman con la pompa viennese Knaust. Furono anche questi coraggiosi a combattere il violento incendio del 16 settembre 1896. |
- L'incendio della Ceramica Galvani - |
E' la notte tra il 19 ed il 20 dicembre 1921 quando le fiamme, violente ed improvvise, si sprigionano dal reparto forni della Ceramica Galvani, in pieno centro cittadino; con spaventosa voracità avvolgono i depositi delle "bore" (la legna di faggio accastata nei magazzini). L'allarme è dato da alcuni operai, i quali, trovandosi difronte ad uno dei più gravi incendi mai scoppiati in città, raggiungono il posto di guardia dei pompieri dopo una trafelata corsa tra i vicoli cittadini. L'intervento dei Civici Pompieri, comandati dal maresciallo Gaggero e dal sergente Commisso, è pronto ed immediato. I due Fiat 15 Ter risalgono il Corso Vittorio Emanuele, impegnano lo slargo di Piazza Cavour e raggiungono Via Mazzini. L'acqua della Roggia Codafora, una delle tante che scorrono a Pordenone, è decisiva per salvare il resto dello stabilimento. Alte lingue di fuoco s'alzano dalla Fabbrica Ceramiche Galvani ed ampie volute di fumo avvolgono tutta la città. E' chiesto l'intervento dei pompieri di Udine i quali, accorrendo a tempo di record, affiancano i colleghi pordenonesi. Nonostante il freddo intenso, moltissimi cittadini osservano lo sviluppo dell'incendio e la coraggiosa opera degli spegnitori. Dopo molte ore di lavoro, il fuoco può dirsi controllato e spento. La prestigiosa Galvani è salva e la proprietà, rappresentata appunto dalla facoltosa famiglia di Cordenons, tramite l'Amministrazione Comunale invia un encomio al Corpo Pompieri per ... l'ottima ed efficace opera prestata dai nostri pompieri.
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| Nella foto: Pordenone, primi Anni Venti. Tre pompieri che parteciparono allo spegnimento dell'incendio scoppiato presso la Galvani. Da sinistra Leandro Ortiga, Gustavo Commisso, Lorenzo Bomben. |
- San Antonio “DEL FOGO” - |
Sant’Antonio, protettore di quel grande elemento di progresso o di rovina che è il fuoco, scriveva il settimanale cattolico Il Popolo nell’edizione di domenica 24 gennaio 1926 ma pochi sanno che S. Antonio Abate, che si festeggia il 17 gennaio, era soprattutto il protettore dei “pompieri di Pordenone”.
In città la festa del Patrono era celebrata degnamente; tutti i pompieri, sia quelli del Corpo Civico sia quelli dei Cotonifici, si ritrovavano in un allegro convivio. La festa di S. Antonio costituiva l’occasione per ripercorrere l’attività di un anno e premiare chi si era distinto negli incendi.
Secondo una simpatica turnazione, nata soprattutto per non far torto a nessuno, ogni anno i pompieri si ritrovavano in un locale diverso. Questa tradizione, avviata dopo la Prima Guerra Mondiale, dopo la soppressione dei Corpi Civici del 1935 perse gran parte del suo significato. Gli uffici romani identificarono in S. Barbara, peraltro venerata da sempre dai Civici Pompieri del Centro e Sud Italia, come l’unica Patrona per il neo-costituito Corpo Nazionale Vigili del fuoco.
S. Antonio non se la prese più di tanto e decise di custodire altre categorie di lavoratori come ad esempio i fornai che si servivano del “fogo” per il proprio lavoro.
Scrivendo di Santi, appare strano che S. Floriano, rappresentato nelle iconografie sempre attorniato da fiamme e con un mastello d’acqua a portata di mano, non sia mai stato chiamato a proteggere i pompieri; in ogni caso, sia S. Antonio sia S. Barbara hanno svolto sempre al meglio la loro opera protettrice. |
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Nella foto: S.Antonio "del fogo" abate. |
- Il Saggio pompieristico del Settembre 1923 - |
Domenica 16 settembre 1923 i Civici Pompieri di Pordenone, comandati dal Conte Nicolò Barbarich, offrono alla città un interessante Saggio pompieristico. E’ la piazza che si trova nel retro del Tribunale, allora sito nella centralissima Piazza XX Settembre, che ospita le evoluzioni dei Pompieri.
Un’autentica ovazione accoglie l’ingresso dei pompieri nello spiazzo, segno inequivocabile del grande affetto che i pordenonesi nutrono per i loro vigili e subito dopo si spellano le mani applaudendo le manovre con le scale, i salti sul telo e le discese sulla fune. Il gran finale è affidato alla simulazione di un intervento di soccorso: è proposto lo spegnimento di un incendio ed il salvataggio di un bambino rimasto prigioniero delle fiamme. Con perizia ammirevole i pompieri compiono la loro opera sotto gli sguardi meravigliati degli spettatori che sottolineano con lunghi battimano la bravura dimostrata dai pompieri.
L’esaltante giornata del Corpo Civico termina con un grande ballo che coinvolge tutta la città e che si prolunga fino alle prime ombre della sera.
Tutto il Corpo, che allora poteva contare su una trentina di pompieri, ha partecipato alla manifestazione che, in questo caso come in altre occasioni, è stata seguita con molto interesse nella stampa, in special modo da La Patria del Friuli, il quotidiano di Udine che seguiva con puntualità ogni iniziativa di Nicolò Barbarich.
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| Nella foto: Il programma del I° Saggio pompieristico. |
- L'incendio di Andreis - |
Il 15 maggio 1919, mentre gli abitanti di Andreis sono affaccendati negli orti o raccolgono legna nei boschi del monte Fara, un disastroso incendio avviluppa le case di legno del piccolo paese.
Il fuoco, secondo un triste copione, trova facile esca nel fieno e nella paglia deposta nei fienili ed in poco tempo avvolge decine di case. Niente ormai può fermare la triste opera del “maligno elemento” e così agli abitanti non rimane altro che cercare di porre in salvo le cose più preziose.
Emilia Tavan è una povera vedova che per necessità ha lasciato sola in casa una figlioletta di due anni; la donna è terrorizzata poiché capisce che la sua bambina non potrà essere salvata. Mosso a compassione, ci prova il giovane Antonio Stella che coraggiosamente si lancia in quella bolgia di fuoco riuscendo a portare all’aperto la piccina. Il suo gesto è purtroppo inutile dato che la bimba dopo pochi minuti muore per l’inalazione di una grande quantità di fumo.
Il fuoco distrugge 48 case e 7 stalle; 249 persone rimangono senza tetto mentre i danni superano le 500.000 lire, una cifra astronomica per quegli anni anche perché, proprio a causa dei disservizi causati della guerra appena terminata, nessuno aveva potuto stipulare un’assicurazione contro l’incendio.
Di quell’immane sciagura, ancor oggi rimane una testimone: è la signora Selmina Stella la quale, giunta alla veneranda età di 107 anni, conserva ancora perfettamente il ricordo di quella infausta giornata. |
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Nella foto: Tagliando dell'Assicurazione contro l'incendio LA METROPOLE, Parigi-Torino anno 1927. |
Correva il 3 febbraio 1919 quando il pompiere civico Gustavo Commisso mentre era di guardia al magazzino delle pompe (allora sito nel retro del Palazzo del Comune) udiva delle grida provenienti dall’esterno. Portatosi nei pressi dell’edificio della Cartiera Lustig (poi Cartiera S. Marco, successivamente Pastificio Tomadini ed attualmente adibito ad elegante complesso residenziale) notava una fanciulla che si dibatteva nelle acque della roggia Codafora, affluente del fiume Noncello. Senza por tempo in mezzo, il Commisso si gettava in acqua e non senza fatica riusciva a trarre a riva la malcapitata. Venuto a conoscenza del coraggioso gesto, il Conte Barbarich che ricopriva il ruolo d’Ispettore del Corpo Civico, svolse una breve indagine raccogliendo le prove sufficienti per assegnare al giovane pompiere un riconoscimento. Così, infatti, s’espresse allora il Barbarich: …il Commisso ha sempre in ogni occasione dato prova di coraggio, di abnegazione nel compiere il proprio dovere di pompiere. La burocrazia anche in quegli anni richiedeva tempi lunghi e per ottenere la sospirata Medaglia di Bronzo il mio prozio Gustavo Commisso attese ben cinque anni; il riconoscimento gli fu consegnato il 16 novembre 1925 in occasione dell’inaugurazione della nuova caserma di Viale Trieste e fu proprio il Sindaco conte Arturo Cattaneo ad appuntare sul petto del pompiere la meritata medaglia. |
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Nella foto: Il Ponte di Adamo ed Eva nei primi Anni del Novecento, sulla dx si nota l'edificio della Cartiera Lustig, teatro del coraggioso episodio. |
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